La calza deve essere lunga, rigorosamente sopra il polpaccio. Il “calzino”, incomprensibilmente in voga nei Paesi anglosassoni, è imperdonabile; se poi si è irsuti diventa insopportabile.

Circa le calze, partiamo per una volta da una vera e propria regola assolutamente inderogabile da chicchessia: deve essere lunga.

Tuttavia un’eccezione all’inderogabilità di questa regola siamo riusciti comunque a immaginarla: un anziano americano di provincia, glabro, può essere inspiegabilmente elegante, quasi fosse una citazione vivente di un quadro di Hopper, con un pantalone di twill color tortora, una camicia a manica corta color pesca di materiale sintetico, cravatta corta e larga ton-sur-ton, una francesina di materiale e fattura dozzinale nera con occhielli per i lacci di metallo e, naturalmente, calzini corti beige.

Conferma che l’appropriatezza per il singolo individuo e la contestualizzazione sono elementi fondamentali dell’eleganza che vanno oltre qualsiasi regola. Anche se le indossava spesso Cary Grant, uomo considerato a ragione elegantissimo, mai le calze bianche, a meno che si sia vestiti di lino bianco, si indossino scarpe bianche lisce da marina o spectators bianco/nere, si possegga uno yacht di almeno trenta metri e si sia a bordo, nell’ambito del porto o nel locale yacht club. La calza rossa, anche se di gradevole effetto e non sappiamo per quale motivo adorata dalle signore, ha, salvo un profilo personale che ponga al di sopra del sospetto, il sapore del vezzo voluto e un po’ scontato; dunque, in generale, da evitare.

Nei mesi estivi e in tenuta informale, dunque con mocassini, scarpe da barca o simili, il piede scalzo non solo è tollerabile (il problema si pone soprattutto nei Paesi anglosassoni, dove però tollerano l’orribile calzino corto) ma è più elegante.

 

Tommaso di Benedetto

Tratto da A Proposito di Eleganza, Una Guida allo Stile Maschile,  Mondadori