Incontri su misura. The Savile Club incontra Antonio De Marco.

“Tutto è design”, questo l’assunto che sta alla base della creazione dello Studio 4p1b, realtà milanese fondata nel 2008 e divenuta, in breve tempo, una delle più interessanti del panorama italiano e internazionale. Scopriamo, insieme a uno dei fondatori, quali sono le basi su cui si fonda la loro filosofia e gli obiettivi che ancora vedono per il loro futuro.

– Partiamo dal vostro nome: su misura anche quello, oltre che molto originale. Possiamo ardire nel chiedere da dove è nato? 

Il nostro nome, un po’ croce ed un po’ delizia, è stato scelto in modo molto spontaneo ed è scaturito dalla fretta. All’inizio della nostra collaborazione il nostro studio non era altro che la sala della casa di uno di noi. Avendo finito un concorso, dovevamo spedire il materiale e ci siamo resi conto di dover dare un nome unico al nostro gruppo….sul citofono di casa c’era scritto 4P1B (4°piano, interno 1B). Semplicissimo. La risposta, positiva o negativa che fosse al concorso, almeno sarebbe arrivata.

– Siete riusciti a trovare un’alternativa interessante e originale alla produzione industriale, mutuando da quest’ultima i tratti più pop e versatili. Che cosa vi ha spinto verso questa direzione? 

La produzione industriale di massa tende a generare disaffezione sugli oggetti anonimi. Noi cerchiamo di progettare cose che abbiano alle spalle una storia da raccontare, che strappi un sorriso alle persone.

– Cos’è, per voi, la sensazione speciale di aver creato un pezzo unico? 

La ripetizione identica del modello è delle macchine, il pezzo unico è appannaggio delle mani dell’uomo. Questo significa valorizzare le capacità artigianali e intellettuali che concorrono a realizzare un progetto.

– Nella sartoria, come nel design, l’armonia delle singole parti è indispensabile per creare un tutto che sia straordinario. Quali sono le emozioni e le sensazioni che vi accompagnano nel processo creativo? 

Le sensazioni fanno parte dell’esperienza, e anzi si formano con l’esperienza. Aiutano nella progettazione a capire cosa sia necessario fare o non fare, aggiungere o togliere. Le emozioni sono molto pericolose se associate al processo creativo, rischiano di condizionare il progetto finale. Ovviamente esistono e ne fanno parte, ma noi cerchiamo di utilizzare un metodo progettuale e creativo che ci consenta di lavorare nel modo migliore.

– Guardando i vostri lavori, si evince quanto l’artigianalità italiana sia un imprinting indiscutibile. Quali sono, a vostro avviso, i punti di forza che rendono il Made in Italy apprezzato in tutto il mondo? 

Dietro la parola artigianalità ci sono soprattutto persone che lavorano e producono. Questo vuol dire che il punto di forza del Made in Italy sono le stesse persone che ne fanno parte, che non interrompono mai la lunga catena dell’innovazione che è la tradizione (cit. Le Corbusier). Le persone possono e anzi devono creare interconnessioni tra loro, non chiudersi ma aprirsi, per poter creare maggiori opportunità di dialogo e quindi spunti per progettare e realizzare al meglio. Questo è e dovrebbe sempre essere il Made in Italy

– Avete già alle spalle importanti collaborazioni e premi. Quali sono i vostri obiettivi per il futuro? 

Stiamo cercando di avere ogni anno e sempre più delle opportunità di lavoro e confronto con realtà davvero interessanti. Il nostro obiettivo è di continuare in questo modo, per non perdere lo stimolo a progettare e lavorare in modo creativo. Ci piacerebbe poi poterci confrontare coi maestri artigiani Muranesi nel prossimo futuro, per vedere da vicino una materia che da centinaia di anni si lavora in modo immutato.

– Da dove prendete l’ispirazione per creare un oggetto di design?

Spesso sono i comportamenti delle persone a ispirare un progetto, il loro modo di vivere gli spazi o di rapportarsi con gli altri.

– Ci può spiegare il progetto “Edizione Limitata”? Come nasce, qual è l’obiettivo e il mood che vorreste trasmettere?

EdizioneLimitata è un progetto che abbiamo fortemente voluto realizzare, affinché esprimesse la nostra personale idea di arredo ed esaltasse il rapporto esistente tra i materiali utilizzati. E’ stato concepito per esaltare al massimo le capacità degli artigiani che negli anni hanno collaborato con noi e dei quali conoscevamo benissimo le potenzialità. Abbiamo voluto creare un arredo italiano contemporaneo dall’aspetto fresco, fatto per essere usato e non solo fotografato. Tutti i nostri progetti vogliono stimolare la curiosità di chi se li mette in casa; toccarli, spostarli, potercisi specchiare. Oggetti non anonimi ma discreti.

– Come vede il futuro del design italiano?

Ci sono molti designer italiani attuali, anche giovani, in grado di fare progetti di grande spessore e qualità. Sicuramente le aziende devono avere la voglia di investire sul rapporto con loro, in termini di tempo e confronto. Questo non può che portare il nostro prodotto a essere apprezzato dovunque.