“Bespoke” e’ uno dei termini-culto nel mondo dell’abbigliamento maschile. Non sempre utilizzato nel significato corretto pero’, che e’ quello di totale individualizzazione e non di mera personalizzazione.

Un capo “bespoke” verra’, se trattasi di un vestito, tagliato da un cartamodello concepito, a partire dal modello prescelto – mono o doppio petto, revers a dente o a lancia, punto dell’allacciatura della giacca et cetera – sulla base delle caratteristiche fisiche e delle misure del cliente, ovviamente del tutto individuali.

Se si tratta di calzature richiedera’ lo sviluppo di una forma tridimensionale che, nel rispetto delle misure del piede del cliente,  terra’ conto delle caratterisiche estetiche e del tipo da questi prescelti – punta tonda, squadrata, sviluppo piu’ o meno allungato, francesina, mocassino e  cosi’ via- sulla quale verranno disegnati e poi riprodotti bidimensionalmente i numerosi elementi di pelle di cui si comporra’ il modello, sia esso una coda di rondine, una norvegese o quant’altro.

La scelta del tessuto e della pelle, unico elemento che accomuna il “bespoke”, “su misura” in Italiano, ai servizi su ordinazione, tutt’al piu’ “made to measure” o “a misura”, non e’ dunque altro che un corollario dei ben piu’ individualizzanti elementi di cui sopra.

Interessante l’origine del termine, non certa e che si perde nei secoli. “Bespeake”, participio passato “bespoken”, significa predisporre, riservare, in definitiva ordinare e, se questo ha senz’altro attinenza con il tema che ci occupa, non basta a spiegare l’origine del termine.

Ebbene, puo’ darsi che semplicemente committente e artigiano, al termine del complesso procedimento d’ordine si dessero una stretta di mano e si dicessero “bespoken”, ordinato, e di li’ si sia definito “bespoke” il capo ordinato.

Una teoria accreditata e’ che, invece, capitasse frequentemente che un committente adocchiasse nella bottega un tessuto o un pellame che pero’ era gia’ stato ordinato da altri per la propria commessa e che dunque l’artigiano si trovasse costretto a dirgli che era gia’ “bespoken” cosi’ poi trasferendosi la definizione dal materiale al prodotto finito.

Comunque sia andata, evviva il “bespoke”, quello vero pero’.